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Il pugno di Xavi lo sa

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Nei mesi in cui il Barça faceva fatica a rendere il pallone più gentile che sfregiato Xavi Hernandez Sono finiti i giorni delle disgrazie, colpendo tristemente il pugno sinistro. Erano scritte sere e notti da dimenticare. La squadra sembrava danneggiata da una terribile maledizione che era già lì quando questo ex capitano tornò dall’Arabia per cercare di raddrizzare la rotta di una nave eccessivamente rotta.

Prima Xavi faceva parte di un gruppo di persone illuse che realizzavano i propri sogni. Avanzava da centrocampo come se avesse imparato quella strada da bambino, e quando è arrivato nel campo opposto gli bastava solo occhio d’aquila per sapere dove lo aspettava la gioia. Era un gol, certo, e gli spalti celebravano l’attaccante e colui che aveva dato la palla così saggiamente. Sono stati anni di rose, è stato un dream team che ha realizzato le sue fantasie. Oggi, membri di spicco di quell’esercito di esteti sono ancora in questo o in altri campi, e altri sono andati alla ricerca del riposo che meritano dagli sforzi che hanno accompagnato il loro genio.

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In oro o argento

Quelli di noi che lo hanno visto vincere quasi tutto e poi assistere alle successive sconfitte, negli uffici o nei campi, scoraggiati dal fatto certo che non fosse fortunato o di buon umore, speravamo che il ritorno di Xavi, questa volta sulla panchina del Barça, lo avrebbe trasformato in oro, o almeno in argento, che fino ad allora non era stato la mirra. Diranno quello che vogliono ha nutrito loro (abbiamo nutrito) la speranza nei loro predecessori, ma la verità è che nessuno di loro sembrava essere all’altezza delle circostanze, e la deriva della squadra è stata come il risultato di una notte inutile partito.

Dopo i primi momenti di euforia per nulla il Barça ha continuato a battere la fede Xavi e quelli di noi che pensavano che avesse una bacchetta magica. C’era una bacchetta, ma non era magica: era il suo pugno destro che colpiva con rabbia l’altro pugno, mentre le speranze si scioglievano come neve scura in una ripresa che avrebbe ispirato un cambiamento tanto atteso con ferocia, senza speranza.

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Una squadra che sembra diversa

Fino alle ultime settimane, e la squadra, rafforzata per sembrare un’altra, è riuscita a superare la sventura e ora gareggia con la gioia con cui lo stesso pugno di Xavi accoglie traguardi che sembrano fatti per incastrarsi nelle cartoline che un tempo ricordavano a tanti quanto quelle di Evaristo, Kubala un Eulogio Martinez. Questo colpo di pugno contro il pugno non è un caso, perché si ripete come prima si moltiplicavano i duri colpi e senza ritorno dei fallimenti o delle sconfitte.

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Adesso Xavi, eroe di battaglie passate, ha quel fiore con cui pensavamo attraversasse la vita e i campi. I colpi non sono più occasioni, c’è una certezza dietro la squadra di una qualità che, per esempio, si chiama Pedramdi un’efficienza che ha il nome di Aubameyangdi una forza che viene dall’Uruguay e si chiama Araújo e prega prima di partire per il campo.

Ora il Barça è un altro mondo e il pugno di Xavi è il primo a saperlo.

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